Il nostro Paese ha una ingombrante familiarità con le situazioni emergenziali indotte da eventi sismici, idrogeologici o di altra natura. Questa criticità endemica del nostro territorio e della sua storia ha obbligato la collettività a sviluppare capacità di reazione invidiabile sia nelle fasi più critiche, a ridosso degli eventi, sia nel lungo periodo, affrontando ricostruzioni di monumenti, abitati, collettività.

Gli architetti italiani, insieme ad altre figure professionali (ingegneri, geometri, geologi, periti di varia natura) hanno assunto nel tempo autorevoli ruoli nei processi di analisi e di ricostruzione dei luoghi che sono stati riconosciuti anche formalmente, nella catena organizzativa dei soccorsi e della ricostruzione.

Il futuro prossimo, anche a causa dei cambi climatici, rischia di riservarci una intensificazione dei fenomeni che possono mettere in crisi l’equilibrio dei territori in cui viviamo.

Il CNAPPC ritiene che le professionalità degli iscritti agli Ordini degli Architetti PPC, oltre al valido contributo nel fronteggiare le diverse emergenze, possano, e debbano, essere applicate nella prevenzione dei fenomeni calamitosi, agendo direttamente sulla riduzione del rischio di accadimento che questi fenomeni.

Ciò potrà essere perseguito, acquisendo nuove conoscenze, capacità di mettere a sistema esperienze in campi oggi vicini al nostro operare, ma non così centrali, capacità di intravedere azioni e programmi capaci di rendere i territori adattabili alle mutate condizioni.

Su questo fronte le Autorità competenti (MASE, MIT, Enti Locali etc) stanno elaborando strumenti per una nuova pianificazione non solo dedicata agli sviluppi infrastrutturali ed edificatori, come accadeva all’Urbanistica ormai “storica”, ma strumenti mirati a costituire un unicum organicamente connesso tra strutture umane e logiche naturali, quelle logiche che, se sottostimate, presentano il conto puntualmente riprendendosi la centralità che l’attività umana ha negato negli ultimi 200 anni.

In quest’ottica, le città e i territori devono diventare luoghi resistenti ai fenomeni sismici, localizzando opportunamente gli interventi o rendendo “resistenti” quelli esistenti, devono diventare spugne territoriali che assorbano le acque in eccesso, le immagazzinino e le rilascino nei tempi dovuti, devono essere luoghi dove i dissesti idrogeologici, se avvengono, devono poter avvenire senza arrecare danno.

Tutto ciò è riassumibile con il termine “PREVENZIONE”, un termine scomodo che richiede investimenti a lungo termine per non produrre danni, quindi senza generare effetti di consenso immediato alla politica, ma utile a migliorare la qualità della vita di tutti noi, a salvare vite umane, a risparmiare i costi necessari al ripristino dei danni.

Temi, questi, che saranno affrontati nel corso del Convegno DALL’EMERGENZA ALLA RIDUZIONE DEL RISCHIO (Arkeda, 29 novembre) all’interno del quale verrà conferito il Premio Sirica 2025, dedicato proprio all’architettura dell’emergenza

Il Convegno, mettendo a confronto dinamiche fisiche generali, esposte da esperti del settore, esperienze internazionali e nazionali, vuole suscitare una riflessione sulle azioni e sulle professionalità utili a rendere le nostre città e territori maggiormente adeguati a sopportare gli stress indotti dai severi fenomeni fisici e che impongono un coordinamento tra struttura fisica, procedure emergenziali, sistemi regolativi, comunicazione, nuove infrastrutturazioni capillari.


Diego Zoppi
Responsabile del Dipartimento Prevenzione e gestione eventi calamitosi ambientali

 

Ultimo aggiornamento: Martedì, 09 Dicembre 2025

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