Il Sole 24Ore Edilizia e Territorio 
8 marzo 2017
Massimo Frontera

 

Il progetto del grande raccordo anulare per le biciclette di Roma (Grab) descritto dallo Studio preliminare che il Comune ha inviato al ministero delle Infrastrutture per chiederne il finanziamento, rivela «un declassamento da ciclovia di interesse nazionale a pista ciclabile di interesse locale, peraltro priva anche di quegli elementi di accessibilità, sicurezza, funzionalità che dovrebbero comunque essere propri non solo del Grab ma di qualsiasi opera pubblica per la cicloviabilità». 

A lanciare l'allarme sull'abbassamento della qualità progettuale di questa'opera - sulla quale il 21 settembre scorso la sindaca Virginia Raggi ha siglato un protocollo con il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio - sono Legambiente e VeloLove, capifila di varie associazioni e di volontari che hanno, di fatto, ideato e costruito il progetto del Grab, concependolo come la "gran route" della città per attrarre turisti, stimolare l'economia, la mobilità ecologica e la riqualificazione urbana. (...)

Di più. La relazione inviata al Mit non prevede l'accessibilità da parte di persone con disabilità, ignora i requisiti di sicurezza sulle intersezioni con le strade e non garantisce neanche i requisiti tecnici minimi sul dimensionamento della carreggiata ciclabile. Assente anche il tema della rigenerazione delle periferie. L'ultimo appunto riguarda i costi e suona quasi beffardo: nonostante il «drastico ridimensionamento degli interventi» operato dal Comune di Roma, rispetto a quelli proposti da Legambiente VeloLove, il costo del Grab raddoppia: 14,781 milioni calcolati dalla relazione tecnica contro gli 8 milioni stimati dalle associazioni.

 

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