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22 febbraio 2017
Paola Pierotti

 

“È stata la prima donna a diventare direttore della Biennale Architettura di Venezia e la seconda dopo Zaha Hadid a vincere il premio Pritzker. Architetto della trasparenza, dell’immaterialità, attentissima al rapporto con l’ambiente, studiando la relazione tra uso degli spazi e comportamenti delle persone”. Questo è l’identikit dell’architetto Kazuyo Sejima tratteggiato da Margherita Guccione, direttore Architettura del Museo Maxxi di Roma, in occasione della lecture promossa dal museo romano, e della mostra dedicata alle case giapponesi. Dopo un’esperienza professionale con Toyo Ito, Sejima ha fondato lo studio Sanaa con il socio Ryue Nishizawa, “sintesi di pragmatismo e intellettualismo” ha commentato Pippo Ciorra curatore della mostra. (...)

“Un'architettura è buona quando muove dei sentimenti, quando è il prodotto di un dialogo costruttivo tra committente e architetto, ma soprattutto quando viene usata e trasformata da chi la abita”. Queste la parole di Sejima quando a Venezia, spiegando la sua Biennale, diceva come sia l'utente finale a rendere vera l'architettura. “Quando si progetta e poi costruisce, il cliente è una figura molto importante con cui si deve discutere e negoziare – ha spiegato – ma determinanti sono le persone che contribuiscono a dare qualità alla vita dell'edificio”. Un pensiero che si concretizza in due dei tanti progetti dell’architetto Sejima, uno in Giappone, nell’isola Inujima, l’altro in America ad un’ora di auto da New York.

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