Il Sole 24Ore
15 gennaio 2017
Fulvio Irace

 

A distanza dei tetti gotici dell’ex Kaispeicher di Amburgo, sembra un miraggio: la sagoma merlata di un castello di ghiaccio, forse una nuvola di vapore o un veliero espressionista, omaggio capovolto al più famoso landmark del vecchio porto, il Chilehaus di Fritz Höger tenebroso e aguzzo con le sue punte di scuri mattoni. 

È solo quando ci si avvicina che si rivela il paradosso, come la rappresentazione di una metafora barocca. Sì, perché la vela di vetro - gigantesco schermo increspato dai riflessi dell’acqua - in realtà poggia su una solida e sorda base di mattoni, il Kaispeicher A, il deposito dismesso costruito da Werner Kallmorgen nel 1966 per le rimesse di tabacco e fave di cacao. 

(...) Una scatola impenetrabile fa infatti da supporto alla gigantesca Elbphilarmonie, l’ultimo, controverso progetto del duo svizzero Herzog&de Meuron, autori anche della Switch House alla Tate Modern e della Fondazione Feltrinelli, inaugurati nel 2016 a Londra e a Milano.

Ma non è questo il solo paradosso di un’opera che ha infranto parecchi tabù e raggiunto inediti primati: per il costo (lievitato dai 77 milioni del 2004 all’incredibile cifra di 800) e per i tempi di realizzazione - più di dieci anni - che ricordano in Germania la vergognosa caporetto dell’aeroporto di Berlino (ancora sulla pista di decollo), l’altrettanto imbarazzante vicenda della Stazione 21 di Stoccarda e del City Tunnel di Lipsia, fonti per gli italiani di una giustificata Schadenfreude, il perverso piacere provocato dalla sfortuna altrui.

(...) L’apertura ufficiale dell’11 gennaio ha sancito la fine delle ostilità e le prime visite all’edificio ultimato da parte di cittadini e visitatori hanno mostrano i segni di un alto gradimento: scordati i costi e i ritardi, la Philarmonie sfoggia quel giusto mix di attrattività e sconcerto imposto dagli standard correnti del glamour urbano: dai tornelli d’accesso, abituali in una fiera o a uno stadio, alla scala mobile (87 metri per un tempo di percorrenza di tre, lunghi minuti)che sale in curva dentro un tunnel dal bianco abbacinante, senza consentire mai di intuire il punto d’arrivo. (...)

 

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