Corriere della Sera 
7 gennaio 2017
Costanza Rizzacasa d’Orsogna

 

Sarebbe stata una città sperimentale ed autosufficiente, con cupole di vetro a contenere scuole e chiese, teatri ed ospedali. E appartamenti, un museo astronomico, la darsena. Sarebbe stato, nelle parole del suo progettista, Frank Lloyd Wright, «un vivere casual e brillante, senza il solito baccano metropolitano». A Ellis Island, che cinque anni prima aveva smesso di operare come principale porta d’ingresso per migranti negli States.

Disegnata nel 1959, «ultimo sogno» del più grande architetto americano, morto quello stesso anno, l’Ellis Island di Wright non vide mai la luce. Solo uno di centinaia di progetti — utopici e a volte proprio folli — che per motivi di burocrazia, mancanza di fondi o semplice sfortuna vennero accantonati. Ma oggi tornano, nel volume Never Built New York (Metropolis Books) di Greg Goldin e Sam Lubell, appena uscito negli Stati Uniti: un vastissimo lavoro d’archivio sulla New York che avrebbe potuto essere ma che non fu. Di fronte alla quale perfino la città del Chrysler, del Guggenheim e delle Twin Towers, ancora oggi così audace, appare più convenzionale.

(...)  Nel 2017, newyorkesi e turisti potranno ammirare dal vivo i progetti raccolti in Never Built New York. Goldin e Lubell stanno infatti lavorando ad una mostra dove le tecnologie permetteranno di accostare alla città che è stata quella che avrebbe potuto. Una New York alternativa e a tratti allucinata. Piacerà?

 

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