Il Sole 24Ore Edilizia e Territorio 
27 ottobre 2016
Giuseppe Latour

 

Adesso cambia tutto. Nei minuti che seguono le scosse che ieri sera hanno riportato l’Italia centrale alle tremende ore di fine agosto, è questa la frase che si sente ripetere con più insistenza nelle stanze del Governo. E non sono parole dettate dalla tensione. Perché ieri sera sono stati messi a rischio alcuni tasselli chiave del percorso che, tra settembre e ottobre, Palazzo Chigi ha disegnato per avviare il processo di ricostruzione di Amatrice e dintorni. Dalla definizione del cratere ai primi adempimenti del commissario, la strategia adesso potrebbe essere radicalmente rivista.

L’apertura di questo nuovo fronte va, anzitutto, a impattare su una scadenza che, ormai, è imminente: il decreto terremoto (Dl n. 189/2016) ha previsto l’approvazione della prima ordinanza commissariale entro quindici giorni, cioè il prossimo 2 novembre. Entro questo termine, il commissario Vasco Errani dovrà emanare le «disposizioni operative per l’attuazione degli interventi di immediata esecuzione». In altre parole, si tratta di tutti quei lavori di ripristino degli immobili che hanno subito danni lievi e che possono, quindi, essere rapidamente resi agibili. Un fronte molto importante, per riportare le aree terremotate alle normali condizioni di vita. Basterà la presentazione di un progetto e l’asseverazione da parte di un professionista abilitato che documenti il nesso di causalità tra il sisma e lo stato della struttura, oltre alla valutazione economica del danno, per accedere ai contributi. 

(...) C’è, poi, la questione delle verifiche sugli edifici. Qui si rischia l’effetto “Tela di Penelope”. Il lavoro da fare è molto lungo e articolato, come dicono i dati sulle richieste di sopralluogo dei privati depositate entro il termine del 18 ottobre scorso.

(...)

 

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