Corriere della Sera
22 settembre 2016
Cathleen McGuigan

 

Nell’architettura contemporanea l’impiego e il ricorso alle novità offerte dalla tecnologia, che ha investito moltissimo per affinare le metodologie costruttive rendendole meno impattanti nei confronti del pianeta in cui viviamo e quindi più ecosostenibili, costituisce l’aspetto più significativo di questi ultimi anni, caratterizzati dalla ricerca di maggiore armonia con il luogo in cui si erige un’opera. Quella della sensibilità verso il genius loci è l’altra tendenza dominante: se prima gli architetti tendevano a imporre modelli rispondenti a quelli che erano i propri gusti e richiamandosi principalmente alle mode correnti in quel dato periodo, adesso si guarda in primis al contesto territoriale, climatico, sociale. E questo riguarda, anche e soprattutto, i materiali che vengono impiegati. Gli architetti hanno finalmente compreso che, ad esempio, in Africa non si possono utilizzare l’acciaio e il vetro, bensì la terra, materiali grezzi. Una presa di coscienza che ha condotto a una sorta di riscoperta di quegli elementi costruttivi che, in passato, avevano sempre fatto parte della cultura edilizia specifica di ciascuna zona del pianeta.

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