Corriere della Sera
7 luglio 2016
Sergio Rizzo

 

Sostiene Massimiliano Fuksas che chiamarla «Nuvola» è assolutamente banale, anche se dicono che proprio a quello assomiglia. Quella gigantesca Cosa lattiginosa di materiale plastico trasparente alla luce e dalla forma apparentemente indefinita, che abita sospeso lì dentro, evoca per lui altre suggestioni. Una Cosa arrivata da chissà quale altro mondo e rinchiusa in una immensa prigione terrestre, trasparente anch’essa, perché tutti la vedano da fuori.

L’architetto assicura che di notte, quando è illuminata, la banalità della definizione corrente appare chiarissima, sconfinando in una citazione di spiritualità: «Perché Roma è anche questo, spiritualità». Ci siamo entrati, dentro c’è un auditorium in ciliegio americano con 1.850 posti a sedere, e decisamente non è come entrare in una nuvola. Più simile all’interno di un’astronave aliena, tanto da sospettare che il Nostro abbia tratto ispirazione da qualche folgorazione onirica di Jean Giraud, il genio francese dei fumetti di fantascienza che si faceva chiamare Moebius. Alla domanda se la stessa cosa, che poi non è un’astronave ma «solo» un grande centro congressi, si poteva fare in un altro modo e a costi inferiori, la risposta è: sì. Ma non sarebbe stato uguale. Il potere dell’architettura è modificare lo spazio circostante, cambiare gli umori e i ritmi di vita degli umani. Se possibile, migliorarli. A Marsiglia è stata sufficiente una tettoia riflettente sulla banchina del vecchio porto. Si chiama «L’Ombriere» (definizione azzeccata) e ha cambiato il volto a una parte della città. L’ha progettata Norman Foster, che in qualche modo ha sulla coscienza anche la Nuvola.

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