Corriere della Sera - Milano
15 marzo 2016
Giangiacomo Schiavi

 

«Oltre i margini» è il titolo di una bella iniziativa per accorciare le distanze tra i vari cerchi che compongono Milano. Se ogni definizione di confine è un limite, quel che ha lanciato ieri la Fondazione Bracco a Baranzate è un passo avanti verso la città estesa al suo hinterland, una sfida che prevede progetti antidegrado e di inclusione sociale in un territorio dove un abitante su tre è straniero. Mentre la campagna elettorale insegue il rituale tam tam sulla sicurezza delle periferie (giustificato, ma non l’unico) prende forma un impegno concreto che, dalla Fondazione Cariplo ai privati, cerca di tamponare le assenze del sistema nei confronti delle aree fragili, potenzialmente a rischio.

(...)

Provate a immaginare se in questi luoghi le assegnazioni delle case popolari venissero fatte con criteri adeguati al bisogno e al mix sociale; se ci fossero musei, auditorium, scuole adeguate, biblioteche, attività sociali e di servizio, insieme al verde, ad una funzionale rete di trasporti e a qualche negozio o bottega artigiana, di quelle che quando chiudono lasciano il buio.

Si può fare? Forse ci vorrebbe l’architetto condotto, come ha detto una volta Renzo Piano. Qualcuno capace di prendersi cura, con il volontariato attivo, dei luoghi dimenticati. Piano ha appena portato la sua idea di rammendo al Giambellino. Non sarebbe il caso di avere anche lui, a fianco (magari con un’audizione in consiglio), per superare il vuoto delle periferie?

 

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