Corriere del Trentino
4 novembre 2015
Roberto Bortolotti

 

Il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, ha lanciato la proposta di voler dare vita ai «tour del bello» per scoprire anche l’architettura contemporanea del capoluogo. L’idea non è da scartare ma pone alcuni importanti interrogativi: qual è il bello da scoprire? E soprattutto: chi decide che cosa è il bello e il brutto in architettura? 

A prescindere dal fatto che la bellezza resta indissolubilmente ancorata alla percezione personale, una cosa sembra acclarata: non potrà essere certo il sindaco di Trento a decidere ciò che è bello e visitabile, scegliendo fior da fiore tra gli edifici comunali. Possono farlo semmai i critici e gli storici: i primi sono però sovente in disaccordo e per gli altri ci vuole tempo nell’analizzare la situazione. 

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Sono belli i palazzi e i luoghi che riescono a farsi amare. Sono belle le strutture che danno un’identità ai contesti in cui sono inseriti. È quindi sbagliato limitarsi a considerare l’architettura come un agglomerato di edifici, brutti o belli che siano. Questi sono in realtà la prigione o la tomba della stessa architettura. 

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