Corriere della Sera 
8 settembre 2015
Luca Mattiucci

 

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«Cenni di cambiamento», si chiama il complesso abitativo e rappresenta uno dei principali progetti dell’«abitare sociale» che realizza la Fondazione housing sociale (www.fhs.it) costituita nel 2004 dalla Fondazione Cariplo (già operativa nel settore dal 2000) con il sostegno di Regione Lombardia e Anci. «Cenni» assieme a «Via Padova 36», «Abitagiovani» e «Borgo sostenibile» è uno dei progetti attivi in Lombardia dove, in quindici anni, sono stati erogati 71 milioni di euro, per un totale di 800 appartamenti (65 mila metri quadrati di superficie), di cui il 74% frutto di un recupero del patrimonio immobiliare già presente. Nel 2013 sono state alloggiate così diecimila persone. «L’Housing – spiega Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo – è una formula che garantisce un alloggio a chi si trova in una situazione di svantaggio: anziani, giovani, disabili, immigrati, famiglie e single. Un’edilizia low cost per una fascia di reddito tra i 15 mila e i 55 mila euro annui (al di sotto, si ha il diritto a richiedere la casa popolare, ndr ). Ma il discrimine economico non è l’unico. C’è alla base un concetto di welfare dal basso. Si chiede agli inquilini di essere disponibili a un aiuto reciproco. Un condominio in cui si condividono la lavanderia, l’orto, la sala giochi per i più piccoli e magari ci si dà una mano per assistere bambini e anziani, costruendo una rete di solidarietà». 

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«La rete può creare una città nuova»

Le cattedrali dell’edilizia popolare, dalle Vele di Scampia a Napoli al Corviale di Roma, vivono ormai nell’indifferenza del tempo passato. Monumenti all’incontrario di un’architettura che resterà emblema di ingiustizia sociale e politica miope. A farsi largo nell’Italia del 2.0 c’è una nuova edilizia fatta a ritmo di integrazione e socialità. Un nuovo modo di progettare le città che prende le mosse dal movimento Open Source. Una rivoluzione che ci riguarda. Ne è convinto Carlo Ratti, architetto, considerato tra le «50 persone che cambieranno il mondo». 

Professore, cosa significa oggi ripensare l’edilizia rispetto all’emergenza abitativa? 

Oggi è possibile pensare all’edilizia sociale partendo da approcci collaborativi, radicati nella cultura della rete. Nascono e si moltiplicano modelli di partecipazione — e di progettazione — collettiva. Il risultato è la possibilità di creare comunità integrate, che partono dalla comprensione delle necessità di tutti e mirano all’inclusione. 

 

Duecento proposte. Europa in gara per il premio Rivolta, il concorso del Politecnico di Milano

 

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