Corriere Economia 
30 maggio 2016
Isidoro Trovato

 

Tutto è iniziato con la lettera inviata al governo dagli enti previdenziali Inarcassa (ingegneri e architetti), Cipag (geometri), Epap (geologi, chimici, attuari e dottori agronomi e forestali) e Eppi (periti industriali) che hanno chiesto di modificare la norma del Codice degli appalti, affinché venga previsto l’obbligo di versare il contributo integrativo del 4% per le società di ingegneria e per quelle tra professionisti all’ente pensionistico di riferimento. Le società tra professionisti però non sono le Stp introdotte qualche anno fa dal governo Monti. In Italia infatti le società dei professionisti usufruiscono ancora di vantaggi fiscali legati a norme molto vecchie. Questo però potrebbe creare forti squilibri alle casse di previdenza, oltre a generare rapporti di forza impari durante le gare d’appalto.

«Bene hanno fatto le Casse professionali — afferma la vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera, Serena Pellegrino —. Quella data al governo non è una delega in bianco. Il nuovo Codice degli appalti deve garantire a tutti i soggetti operatori gli stessi diritti, ma soprattutto gli stessi doveri».

L’impatto

Il problema però è diffuso ed esteso a molte categorie professionali: se basta cambiare modalità di esercizio professionale per eludere i contributi, allora chiunque potrebbe essere tentato di scegliere la strada della società di ingegneria e di professionisti. In termini di cifre, dunque, l’impatto potenziale è molto più elevato di quello, già alto, stimato oggi dalle Casse.

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