La Stampa
5 maggio 2016
Emanuela Minucci

 

Un cambiamento in corsa della gara per il futuro di Torino Esposizioni. Lo sconcerto degli architetti e degli studi ingegneristici internazionali. Due lettere scritte dagli avvocati dell’Ordine degli Architetti e uno dell’Oice, l’associazione che riunisce ingegneri e professionisti dell’Italia intera. E alla fine una proroga in extremis, da parte della stazione appaltante, che tiene conto delle proteste dei professionisti e salva Torino da una figuraccia internazionale. A spiegare, attraverso quelle missive il loro «noi non ci stiamo» sono archistar che vanno da Daniel Libeskind a Dominque Perrault, passando per il gruppo Al Engineering-Chipperfield, Mario Cucinella e Rafael Moneo. Tutti molto interessati alla metamorfosi (realizzata con fondi olimpici) del gioiello concepito da Sottsass e riprogettato negli Anni 50 dal genio di Nervi. Obiettivo: tirarne fuori una cittadella della cultura e universitaria. Chi realizzerà il progetto incasserà una parcella di circa 8 milioni a fronte di una trasformazione urbana da 89 milioni.  

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LA REAZIONE DEL COMUNE  

Paola Virano, la direttrice dell’Urbanistica (nonchè consigliere della Fondazione 20 Marzo, il committente che si è rivolto a Scr Piemonte come imposto dalla legge su fondi olimpici) apre alle correzioni: «Nella lettera dell’Oice vengono registrate osservazioni e piccole rettifiche assolutamente accettabili. Prorogheremo i termini di 20-30 giorni, quindi la scadenza slitterà a fine giugno, che è persino meglio, così non si sovrappone con le elezioni amministrative.

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