Quando: 18 Novembre 2025

Nel progetto di luoghi destinati a soggettività fragili o in condizione di vulnerabilità, la configurazione dello spazio può incidere profondamente sul vissuto, sulla possibilità di orientarsi, di sentirsi accolti, di riattivare percorsi di benessere. In che modo l’architettura può contribuire al benessere, alla sicurezza e al
reinserimento sociale delle persone nei contesti di fragilità?
 
Nella costruzione di ambienti che hanno la responsabilità di accogliere e includere, quali linee di progetto è necessario rispettare?
 
Il convegno propone una riflessione trasversale e partecipata sulla responsabilità della progettazione nei luoghi destinati a soggetti fragili o in situazioni di difficoltà, affrontando il nesso profondo tra spazio costruito ed esperienza umana. Un’esperienza che si articola in dimensioni materiali e immateriali, personali e collettive, psicologiche e ambientali, e che coinvolge in modo diretto anche la possibilità di riattivare processi di agency individuale e relazionale. Significa riconoscere che l’architettura non è neutra, e che può – se consapevolmente orientata – diventare un dispositivo essenziale nei processi di ricostruzione della vita quotidiana, di autodeterminazione e di benessere.
 
Un focus specifico sarà dedicato ai Centri Antiviolenza e alle Case Rifugio, intesi come dispositivi spaziali emblematici da cui trarre indicazioni progettuali più ampie. Partendo da una lettura critica delle strutture esistenti – Centri Antiviolenza e Case Rifugio – si analizzeranno le condizioni attuali, le criticità e gli approcci progettuali adottati o auspicabili, mettendo a confronto esperienze di ricerca, operatività nei servizi e competenze progettuali.
 
A partire da questo focus, si aprirà uno spazio di confronto più ampio sulla progettazione di luoghi per l’inclusione sociale di categorie vulnerabili o minoranze, interrogandosi su come lo spazio costruito possa favorire o ostacolare processi di accoglienza, relazione e trasformazione.
 
L’incontro intende sistematizzare e mettere in relazione esigenze, condizioni, requisiti ambientali e spaziali, definendo criteri utili alla costruzione di ambienti funzionali alle relazioni sociali, al reinserimento e alla capacità d’azione delle persone.
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