Il professionista di Stato è salvoIl governo ha modificato la norma in Finanziaria estendendo la deroga prevista per le star Tv
Testata:
Italia Oggi
Data:
11-12-2007
Autore:
Claudia Morelli
Batti che ti ribatti, sfruttando anche l'assist dell'autorità Antitrust, i liberi professionisti al servizio delle amministrazioni pubbliche ce l'hanno fatta. Sui loro compensi non cadrà la tagliola della Finanziaria anche se le loro tariffe non potranno essere calcolate in base al mercato perché non potranno superare i 548 milioni di euro all'anno.
La vecchia formulazione del famigerato articolo 144, noto alle cronache per aver fissato un tetto ai compensi dei manager pubblici, era passato sopra un caterpillar sulle loro fatture, svuotando tasche e, per dirla con l'Antitrust, distorcendo il mercato. Così avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti e quant'altri lavorano con le amministrazioni o con le società pubbliche (Anas, per iniziare, ma anche Ferrovie dello stato, Poste Italiane, Alitalia, etc.) hanno iniziato prima un tam tam sommesso; poi vista la mala parata hanno, ciascuno come ha potuto, contattato parlamentari e esponenti di governo per fare in modo che la deroga valesse non solo per Pippo Baudo e le star televisive, ma anche per loro. E ce l'hanno fatta. Complice in verità il presidente dell'autorità Antitrust Antonio Catricalà. Il 22 novembre scorso, l'Antitrust ha mandato in parlamento una segnalazione che, tra le altre cose, contestava questa disposizione come «palesemente discriminatoria» e sufficiente a «alterare il regolare funzionamento del mercato sotto diversi profili». Da una parte, Catricalà aveva sottolineato che con la mancata esclusione delle prestazioni professionali, «la possibilità per gli organismi pubblici di competere sul mercato sarebbe pregiudicata, in quanto anche prestazioni di per sé indispensabili a tal fine non possono essere conseguite quando si tratti di prestazioni diverse da quelle professionali e d'opera artistica oppure quando il professionista o il prestatore d'opera abbiano un precedente rapporto con soggetti pubblici». In questo modo, insomma, si sarebbero trattate diversamente fattispecie che l'ordinamento, e in specie la disciplina della concorrenza, considera del tutto assimilabili «determinando una grave alterazione del corretto funzionamento del mercato». (...) Vuoi per il pressing degli interessati vuoi per le note giuridiche di Catricalà, il governo è corso ai ripari disponendo, con un emendamento approvato in commissione bilancio alla camera, che il limite al compenso di chiunque riceva a carico delle pubbliche finanze e molumenti e retribuzioni (fissato a 224 mila di euro) non si applica «alle attività il cui compenso è basato su tariffe professionali». Bersani le aveva abolite_ma solo nei limiti. |
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