Napoli sostituisce la Sip di Di Salvo con una Coop
Testata:
Il Sole 24Ore Progetti e Concorsi
Data:
24-09-2007
Autore:
Giuseppe Guida
A Napoli le "mani sulla città" sono passate dal distruggere l'ambiente naturale al demolire significativi episodi di architettura contemporanea. Tra il silenzio generale, Sovrintendenza compresa.
Non può che suscitare sconforto, infatti, la demolizione, avvenuta in pieno agosto, di un edificio opera di Francesco Di Salvo, uno dei maggiori architetti napoletani del dopoguerra e autore, tra l'altro, del progetto per le discusse Vele del quartiere di Secondigliano. L'edificio in questione, realizzato nel '68 per la Birra Peroni e poi, a seguito di vicissitudini burocratiche e modifiche progettuali, sede degli uffici della Sip, manifestava, nella sua articolazione spaziale, la schietta eredità del razionalismo architettonico napoletano. (...) Al di là degli aspetti culturali e simbolici che l'atto grossolano della demolizione mette in gioco, l'episodio evidenzia l'assenza di indirizzi chiari e di visioni complessive su quello che in una città si può e si deve fare, su come farlo e sui margini di manovra che ha l'attore privato (in questo caso la Coop) quando, anche legittimamente, mette le mani sulla città, appunto. A sostituire l'edificio, infatti, sarà un grande centro commerciale, di quelli che in genere vengono costruiti all'esterno del centro cittadino, perché innescano flussi di merci e persone, insostenibili per tessuti urbani già fragili, di difficile gestione e di facile congestione. Anche per questo non si comprende quali siano stati gli strumenti tecnici, culturali e urbanistici che hanno consentito di autorizzare un'operazione di questo genere. Infine, appare quantomeno deludente il fatto che per operare una trasformazione di tale impatto non sia stato previsto (dal privato o prescritto dalle amministrazioni competenti) il ricorso a un concorso di architettura che consentisse di confrontare idee diverse, compresa l'opzione del restauro. Certo è che, anche in questo caso, l'assenza di una cultura del "restauro del moderno" e di interventi pertinenti di modifica del tessuto della città consolidata, marcano tutta la distanza da quanto accade da anni appena oltre i nostri confini. Giuseppe Guida, Membro del Direttivo dell'Istituto Nazionale di Architettura |
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