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Pane, l'architetto della città nobile

 
Testata:
Il Mattino
 
Data:
29-07-2007
 
Autore:
Benedetto Gravagnuolo
 
 
«Chi sa perché, se uno ha un carattere, suol dirsi che ha un brutto carattere». Questa frase è una delle tante attribuite a Roberto Pane dalla ricca aneddotica che aleggia sul grande studioso di storia dell'architettura, spentosi il 29 luglio del 1987 alla veneranda età di novant'anni. Anche se non fosse vera, questa considerazione esprime con plausibile sarcasmo l'autoconsapevolezza da parte del professore di non risultare simpatico a tutti. Per la durezza polemica profusa nelle sue ostinate battaglie di cultura per la salvaguardia del patrimonio storico, Pane ha conseguito molti riconoscimenti internazionali, ritrovandosi però anche qualche avversario irriducibile nella propria città. È stato uno primi e autorevoli professori ordinari della facoltà di Architettura dell'ateneo Federico II: incaricato nel 1949 dall'Unesco come esperto di restauro dei monumenti e membro autorevole dell'Istituto Centrale del Restauro. Ha scritto molti e qualificati saggi scientifici e fondato una scuola che ha avuto per allievi figure quali Renato De Fusco, Arnaldo Venditti, Giancarlo Alisio, Roberto Di Stefano, suo figlio Giulio Pane e altri ancora. Non solo per questi motivi gli è stata dedicata nel 2002 la biblioteca del dipartimento di Storia dell'Architettura e Restauro della Federico II. Innanzitutto va riconosciuto all'insigne studioso l'innegabile merito di aver elevato le ricerche locali sulla storia dell'architettura e della città al rigore metodologico della moderna storiografia europea. In estrema sintesi, l'innovazione teoretica introdotta da Pane sta nell'aver coniugato l'impostazione filologica di Gustavo Giovannoni, del quale fu diretto allievo presso la Scuola Superiore di Architettura di Roma, con la latitudine critica del pensiero di Benedetto Croce, che egli ebbe il privilegio di frequentare, in quella sorta di cenacolo che è stato Palazzo Filomarino, fino agli ultimi giorni di vita del grande filosofo. Certo, la volontà di oltrepassare la mera filologia spinse lo storico dell'architettura ad aprire le proprie referenze verso altri orizzonti filosofici. Qui l'altro maestro d'elezione è stato Theodor Adorno, a partire dagli anni Sessanta. Ma Croce restò l'interlocutore privilegiato. L'esordio nel campo storiografico risale al 1936, quando Pane pubblicò a Firenze il suo piccolo, ma raffinato libro sull'architettura rurale in Campania, corredato da 53 disegni autografi che comprovano la sua sagacia nell'arte del disegno, una passione acquisita negli anni del suo giovanile apprendistato presso l'atelier di Vincenzo Gemito e che coltiverà per tutta la vita. (...)
 
 
 
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