Caritas: Milano periferia, ristrutturazioni grandi firme. E la gente?
Testata:
ASCA
Data:
21-05-2007
A Milano, secondo lo studio della Caritas ''La Citta' Abbandonata'', presentato questa mattina a Roma, la ex-zona 13 e' risultata al secondo posto per gravita' della situazione sociale.
Costituita da 4 zone diverse (Bonfadini-Taliedo, Forlanini-Monlue', Ponte Lambro e Zama-Salomone) con specifiche identita' e storie, la ex-zona 13 e' un impasto complesso di tanti elementi giustapposti: forte presenza industriale e operaia, peso dell'immigrazione dal Sud, intensi processi di insediamento abitativo pubblico, arrivo di immigrati extracomunitari. L'edilizia popolare nel quartiere Forlanini fu data ''a riscatto'' agli assegnatari, e divenne un quartiere borghese. Ponte Lambro era un quartiere di lavandai milanesi, ma con la costruzione delle ''stecche', due file di case popolari, si popolo' di famiglie di immigrati dal meridione richiamati dai parenti residenti a Milano, alle spalle del nucleo storico, senza relazione con esso. Le ''case bianche'' di via Salomone sono invece sorte nel luogo delle vecchie ''case minime'', risalenti al periodo fascista, dove abitavano persone confinate dal regime. L'elemento critico sono, oggi, le grandi trasformazioni urbanistiche in atto: espressione di interessi che, secondo la Caritas, prescindono completamente non solo dal quartiere ma anche dalla citta', e con una certa supremazia dei soggetti economici, si danno su porzioni territoriali anche limitate, secondo logiche molto diversificate. La riconversione delle aree industriali dismesse (ex Caproni, ex Montedison) fara' spazio a contratti di quartiere, come a Ponte Lambro, a residence di lusso, come il ''Santa Giulia'', e all'opera di architetti di fama mondiale, come Norman Foster e Renzo Piano. Ne deriva una rapida e profonda eterogeneizzazione del territorio, che rende molto bene il senso dell'impatto della globalizzazione sul tessuto urbano e provoca una crescente incomunicabilita'. Una delega troppo ampia ai soggetti economici privati, secondo l'indagine Caritas, potrebbe generare ulteriori divisioni, aumentare le disuguaglianze tra i vecchi e nuovi abitanti, innescare nuove dinamiche di marginalita', creare nuovi problemi di sicurezza. Case e infrastrutture cambiano volto. Ma i problemi di chi vive da queste parti hanno radici lontane e appaiono tenaci, profondi. Un breve elenco di nodi irrisolti: degrado del patrimonio pubblico; alto numero di persone con problemi psichiatrici; basso livello culturale, disoccupazione; droga - molto diffusa negli anni Ottanta e Novanta, ha prodotto un triste lascito di malati di Aids; anziani soli, mancanza di negozi e servizi sociali, sottodimensionati in termini di risorse sia umane che economiche; senso di insicurezza acuito dall'immagine stigmatizzante della stampa; mancanza di luoghi di aggregazione per i giovani. Inoltre, i cambiamenti sembrano per lo piu' avvenire all'insaputa del quartiere o a prescindere da esso: cio' incrementa, denuncia la Caritas, l'illeggibilita' del territorio e dei flussi che lo attraversano, incrementando insicurezza e estraneita' e corrodendo il tradizionale capitale di socialita'. (ASCA) - Roma, lun 21 maggio |
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