L'economista usa Jeremy
Rifkin l'ha detto chiaro: la cosiddetta green economy ha uno dei suoi fulcri
nel rinnnovamento dell'edilizia. Nella sua teaoria, in sisntesi, gli edifici
potranno smettere di essere energivori, ciò consumatori di energia, e per
questo essi stessi inquinanti. Potranno, invece, diventare essi stessi
produttori di energia.
Non solo quella che serve
per gli abitanti delle case che ospitano. Di più. Messi in rete, potranno
creare un network per la produzione diffusa di energia pulita grazie a sistemi
integrati di fonti energetiche alternative, rinnovabili, dal solare al
fotovoltaico all'eolico. Una rivoluzione. E' questa la strada che l'economista
americano ha indicato per l'industria delle costruzioni. Sulla green economy ha
puntato il presidente Obama, ma il suo portentoso piano non riesce a decollare.
A Venezia, il padiglione Usa, alla 12° mostra intrnazionale di architettura
organizzata dalla Fondazione Biennale di Venezia, presieduta da Paolo Baratta,
e diretta, per la prima volta da una donna, la progettista giapponese Kazuko
Seijima, mette in mostra le potenzialità dell'edilizia verde e i suoi teoremi.
Così, con semplici tavole, vengono esposti vari modelli di case, condomini,
villette, fino ai grattacieli, in pratica città verticali, che vengono indicati
come cellule autonome di produzione non solo di energia e di riutilizzo delle
acque (sia reflue che fognarie depurate all'interno dei singoli edifici con
fitosistemi), ma anche come superifici da coltivare, dall'orto agli alberi da
frutto.
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