Sempre più ripida la salita
per le associazioni di professionisti senza albo che hanno chiesto il decreto
di accreditamento per partecipare alle piattaforme europee sulle professioni
(quelle previste dalla direttiva sulle qualifiche). Intanto perchè la disciplina
contenuta nella recente direttiva servizi (ex Bolkenstein) stringe i cordoni
per i cittadini europei che vogliono venire in Italia a esercitare una libera
professione.
E poi perché, con il provvedimento in questione, i
sistemi regolatori e di libero scambio dei professionisti in Europa sono ora
ampiamente sufficienti per ogni esigenza. E dunque nessun tavolo europeo sarà
istituito fra vari organismi di rappresentanza per regolamentare un profilo non
incardinato in un ordine già istituito. Roberto Orlandi, vicepresidente del Cup
(il comitato unitario delle professioni), anche in qualità di componente del
Cnel si occupato a lungo della controversa questione del riconoscimento.
Assieme a ItaliaOggi commenta gli ultimi sviluppi.
Domanda. Orlandi, come legge questo supplemento di
istruttoria che si sta concedendo il ministero della giustizia
sull'accreditamento delle associazioni alle piattaforme Ue (si veda ItaliaOggi
di ieri). I decreti sembravano, dopo un iter lungo due anni e mezzo, pronti per
essere emanati?
Risposta. Intanto va detto che il ministero della
giustizia deve scontare, sulle pratiche già definite, l'assenza del parere
(obbligatorio) del Cnel. Sui primi nove riconoscimenti, gli unici istruiti in
via definitiva del Cnel, si è verificata una spaccatura che ha impedito di
rendere il parere. Dunque il ministero si trova nella materiale necessità di
giustificare la circostanza, ove la evitasse rischierebbe una impugnativa
amministrativa ed un annullamento dei Decreti, perlomeno per vizio di forma.
Poi è intervenuta l'importante modifica alla Direttiva Qualifiche (recepita in
Italia con il dlgs n. 206/2007) introdotta dall'ex Bolkenstein, che
evidentemente comporta un doveroso e prudente supplemento istruttorio.
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