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  ATTIVITA' , Eventi , Conferenza: "50 anni di storia dell'In/arch" - Roma , Mali culturali. Così sono state svuotate le soprintendenze  

Mali culturali. Così sono state svuotate le soprintendenze

 

Il Tar ha annullato la prova che doveva assegnare quindici posti Mantova, Torino e Siena sono alcune delle città rimaste senza dirigenti

Testata:
la Repubblica
 
Data:
11-03-2010
 
Autore:
Carlo Alberto Bucci e Francesco Erbani
 
 
Tagli fino al 50 per cento dei budget, con archeologi che non possono andare in missione e restauratori che non riescono a rinnovare gli strumenti per mancanza di fondi. Soprintendenti andati in pensione e mai sostituiti, lasciando sguarnite ben otto sedi che vengono assegnate, ad interim, a colleghi già oberati di lavoro. Un patrimonio umano sempre più vecchio e demotivato, con il blocco del turn over e i concorsi per le nuove (poche) assunzioni appesi al filo dei ricorsi. Così, bloccate dai tagli e stressate dai commissariamenti, le soprintendenze italiane stanno per collassare. «Sono già collassate», confessa un alto dirigente dei Beni culturali.
A Mantova, la città di Palazzo Ducale e di Palazzo Tè, di Mantegna, dell'Alberti e di Giulio Romano, non c'è più un soprintendente storico-artistico. Ad agosto è andato via Filippo Trevisani e la sede è rimasta vacante fino a dicembre quando è stata data a Fabrizio Magani, che contemporaneamente reggeva quelle di Verona e del Friuli. Ma ora lascia anche lui. Si è fatto un bando per quel posto, però nessuno ha presentato domanda. È andato via il soprintendente a Siena, Gabriele Borghini, che vigilava sugli affreschi di Ambrogio Lorenzetti. Non si sa chi lo sostituirà. Forse sarà affidato ad interim. Non c'è soprintendente a Parma, dove ha lasciato Lucia Fornari Schianchi, né a Torino, per via del pensionamento di Carlenrica Spantigati. Stanno per restare vuote o già lo sono le cariche di soprintendente di Lucca e di Pisa.
Alla paralisi si avviano anche le soprintendenze archeologiche: l'ultimo concorso ha designato 15 nuovi dirigenti, ma le loro poltrone vacillano perché il Tar ha annullato la prova e per i primi di maggio si attende la sentenza del Consiglio di Stato. Colpa del rancore e della vocazione causidica di chi ha perso, dice qualcuno. Oppure di commissioni composte male («completamente fuori norma di legge», secondo i ricorrenti). Sembra che l'annullamento verrà confermato. E si ripartirà con un nuovo concorso. E nel frattempo? Altri interim?
La minaccia di annullamento grava anche su un concorso per quattro soprintendenti storico-artistici, uno fra i più tormentati nella storia della pubblica amministrazione visto che si trascina dal 2006 fra ricorsi, sdoppiamenti, bocciature clamorose e ripescaggi sorprendenti: due concorrenti non ammesse per due volte agli orali, Rossella Vodret e Vittoria Garibaldi, hanno ricevuto dal ministro Bondi una nomina con contratto esterno. Vodret ha sostituito Claudio Strinati nella potente Soprintendenza che unisce a Roma il Polo museale e la tutela dei Beni storico-artistici; alla Garibaldi è toccata invece la Soprintendenza dell'Umbria. Per la cronaca, il concorso è stato vinto dai giovani Luca Caborlotto, Marta Ragozzino, Stefano Casciu ed Edith Gabrielli. Ora saranno nominati. Ma per sapere se resteranno al loro posto bisogna attendere che il 20 ottobre si pronunci il Tar.
Che cosa succederà per la tutela del patrimonio italiano? Da più parti si ascolta una sola diagnosi: così il sistema muore. Lo svuotamento delle soprintendenze procede da anni. I finanziamenti sono ridotti all'osso: dal bilancio totale già magrissimo del ministero sono stati tagliati, fra 2009, 2010 e 2011, un miliardo e 414 milioni di euro, come ha spiegato la Uil Beni culturali. (...)
 
 
 

 

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