Una distesa di campi coltivati e coperti da tende: così
appariva il primo disegno di Expo. Un'idea iniziale, quella dell'orto globale,
che adesso sta diventando un progetto sempre più concreto. E che sta
trasformando in realtà gli spazi necessari per accogliere, far muovere,
mangiare e divertire i visitatori del 2015. Il disegno rimane quello: leggero,
ecologico. Ma accanto ai campi e alle serre con i climi di tutto il mondo, a
Rho-Pero stanno spuntando anche padiglioni costruiti. Per ora sono semplici
rettangoli per delimitarne i confini, diventeranno spazi da affidare,
attraverso concorsi internazionali, agli architetti. Nell'ultima versione del
masterplan, le costruzioni - comprese le serre - occupano 100mila metri
quadrati: un quarto rispetto ai 400mila ipotizzati per i padiglioni nel dossier
con cui Milano ha vinto l'Esposizione. E che, alla fine, faranno scendere a un
miliardo scarso il budget per il sito: un taglio di 250-300 milioni.
La città del 2015 sta prendendo forma in un open space alla Bovisa, sui
computer di una squadra di giovani neolaureati che fanno parte dell'Ufficio di
piano e che stanno traducendo - sotto la supervisione del direttore
Infrastrutture della società Renzo Gorini e dell'architetto "senior"
Matteo Gatto - l'idea originaria della cinquina di archistar. «Un'esperienza
unica - racconta Gatto - sia per il lavoro con i ragazzi sia per la possibilità
di approfondire un'idea progettuale così interessante». Ancora un cantiere in
corso. Anche se il progetto, che dovrà essere presentato al Bie per la
registrazione ufficiale ad aprile, è a livello avanzato. (...) L'immagine di
quello che diventerà il milione di metri quadrati stretto tra la Fiera e le
autostrade è sempre più precisa. A cominciare dalle dimensioni: le vicine Poste
non verranno più trasferite e l'area per l'Esposizione così perderà 80mila
metri quadrati. Sarà un po' meno bucolica, ma in questa fase sembra ancora
rispettosa dell'impostazione degli architetti internazionali. «Il progetto ha
mantenuto le sue caratteristiche: un grande parco botanico, architetture che
sono soprattutto serre, paesaggi naturali», dice Stefano Boeri che, con Jacques
Herzog e Richard Burdett, ne sta seguendo l'evoluzione. Nella loro impostazione
i padiglioni dei Paesi sono appezzamenti di terreno di grandezze diverse, da
400 a 6mila metri quadrati.
(...)