L'appuntamento è per il 12 febbraio
quando a Torino ritorneranno architetti di fama mondiale - o quantomeno i loro
emissari - che già hanno contribuito a ridisegnare la città in questi ultimi
anni, da sir Norman Foster che ha firmato il progetto della nuova Università
sull'area ex-Italgas o il giapponese Isozaki che ha disegnato il palasport
olimpico. Con loro potrebbero esserci anche Renzo Piano piuttosto che
l'italo-svizzero Buffi.
Solo alcuni nomi e il condizionale è d'obbligo perchè
anticipare adesioni al concorso internazionale d'idee bandito dal Comune per
dare forma alle quantità di case, uffici e aziende indicate dalla ormai
arcinota «Variante 200», quella che accompagnerà lo sviluppo di Torino per i
prossimi vent'anni, trasformando in modo radicale la zona Nord-Est della città,
potrebbe avere conseguenze legali sulla validità della gara stessa.
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Ora, con la gara internazionale, si
chiede ai migliori architetti di osservare il piano complessivo e di proporre
come loro realizzerebbero case, uffici, verde e così via. «Gli archistar sono
benvenuti - commenta l'assessore Mario Viano- ma sono ancora più graditi quelli
che, più che il singolo, bellissimo edificio, sanno osservare e lavorare
sull'insieme».
Gli architetti che vorranno partecipare alla gara
arriveranno a Torino il 12 febbraio e una volta in città, a cura dell'Urban
Center, dell'Ordine degli Architetti e del Comune, verranno portati sui luoghi
da trasformare e poi, nel corso di un workshop, aggiornati su tutti i particolari.
In via Meucci regna l'ottimismo e ipotizzano di chiudere il concorso entro
aprile.
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