salta ai contenuti
 
CNAPPC
 

La parabola ideale di un architetto

 
Testata:
il manifesto
 
Data:
22-01-2010
 
Autore:
Maurizio Giufrè
 
 
Se Ernesto Rogers è stato un critico esigente e un docente generoso lo si deve alla sua maturità di architetto. È nel campo dell'architettura, infatti, che ha verificato prima e elaborato poi il suo impegno civile e culturale. Lo accompagnarono in questo suo tragitto Luigi Banfi, Ludovico Belgiojoso e Enrico Peressutti, un affiatato gruppo che si mise insieme fin dagli studi alla scuola di architettura di Milano, e che si sarebbe poi chiamato, nel 1932, Bbpr. La novità editoriale più rilevante che ha celebrato l'anniversario di Rogers è stata la ripubblicazione in anastatica del volume di Ezio Bonfanti e Marco Porta, datato 1973 e titolato Città, museo e architettura (Hoepli, 2009), che - come indica il sottotitolo - racconta la storia del «Gruppo Bbpr nella cultura architettonica italiana» dal 1932 al 1970. Questa monografia, per la completezza dei dati e la serietà delle analisi, rappresenta ancora un modello insuperato di studio sull'architettura italiana tra le due guerre e nei decenni successivi alla ricostruzione. Il saggio si apre con gli anni della «generazione tradita», ossia quella degli architetti che aderirono al M.i.a.r. - il Movimento Italiano per Architettura Razionale, intorno al quale si raccolsero vari gruppi di giovani architetti, tra cui i Bbpr.
 
Un fenomenologo dell'architettura. Una serie di pubblicazioni riportano all'attualità il percorso teorico e l'attitudine critica del grande architetto triestino, che reintroduceva la storia nel processo creativo, considerandola una «materia prima», un inventario di forme a disposizione di chiunque fosse capace di plasmarle
 
 
 
Area Riservata
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
torna ai contenuti torna all'inizio