La casa degli arabi costruita secondo natura dove si fa a meno dell'aria condizionata
Testata:
la Repubblica
Data:
30-05-2009
Autore:
Giuseppe Guida
Viviamo in un mondo in cui è opinione condivisa che per rinfrescare il tinello di casa in agosto bisogna inevitabilmente ricorrere all'energia atomica, per alimentare condizionatori sempre più potenti. Un mondo dove si coltiva il gusto per la forma decostruita o per le ancora più aliene usanze tipiche del kitsch metropolitano. In un mondo così, il libro di Adelina Picone è completamente, ma intelligentemente, fuori luogo. Esso racconta, infatti, di cose e di mondi "lontani" - l'Egitto - in cui sono la natura e la cultura a regolare e modellare le architetture, le case, l'immagine complessiva della città. Attraverso un'attenta analisi di tecniche costruttive vecchie e nuove, l'autrice, docente a contratto alla facoltà di Architettura di Napoli, ripercorre secoli di sviluppi e implementazioni di tecnologie tanto semplici quanto incredibilmente efficaci ed appropriate, fino alle re-interpretazioni in chiave moderna lette attraverso l'opera di Ramses Wissa Wassef e, soprattutto, Hassan Fathy, oramai riferimenti culturali dell'Egitto contemporaneo. Si tratta di forme dell'abitare che non hanno disegnato soltanto gli spazi privati. L'intero sistema urbano di tanti insediamenti e villaggi arabi è progettato "con il clima" e con materiali autoctoni che privilegiano adeguate condizioni di vivibilità e di comfort naturale. La presunta superiorità culturale dell'Occidente avrebbe molto da imparare dalle tipologie, dai materiali, dagli spazi, dai "trucchi" che la casa araba ha insegnato al mondo e che il mondo, almeno quello occidentale, ha sfortunatamente e, in molti casi, scientemente, dimenticato.
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