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Una colata di cemento si divora il paesaggi

 
Testata:
la Repubblica
 
Data:
28-05-2009
 
Autore:
Francesco Erbani
 
 
Molta parte del discorso sul paesaggio risponde a una strategia schiacciata sul presente, elevato a misura dell'agire politico. Non è una novità nella nostra storia recente. La politica, le amministrazioni pubbliche, faticano a contenere gli interessi che si condensano intorno all'edilizia e non riescono a governare le trasformazioni che investono il territorio. Il cosiddetto piano-casa, di cui si stanno perdendo le tracce, non si propone di rimettere in sesto le parti di città in cui la qualità urbana è smarrita, di ricostituire spazi e dimensione pubblica nei quartieri costruiti dagli anni Cinquanta in poi, cioè quasi i nove decimi di quel che vediamo edificato intorno a noi. E invece incentiva l'ampliamento degli appartamenti, come se il benessere dell'abitare fosse solo un affare privato.
I regali di cubature non sono un salto di qualità nell'atteggiamento culturale verso territorio e paesaggio. Proseguono e intensificano un indirizzo sperimentato. Negli ultimi dieci anni si sono costruiti 3 milioni e mezzo di appartamenti, come nel dopoguerra. 340 mila appartamenti nel 2007, di cui 30 mila abusivi. E poi gli stabilimenti (7 mila nel 2005, tanti quelli già sfitti) e le cave (6 mila attive e circa 10 mila dismesse). Tutto questo cemento non risponde a necessità se non degli immobiliaristi. Non intacca il fabbisogno di case (che, per un numero crescente di italiani, è una tragedia). Inoltre si abbandona a se stesso il fenomeno della dispersione abitativa.
(...)

 
 
 
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