Quando nel gennaio 2004 Santiago Calatrava rivelò il suo progetto per una stazione ferroviaria da costruire a Ground Zero, luminosa, in vetro e acciaio, i funzionari pubblici la sbandierarono come la Grand Central del XXI secolo, uno dei pochi elementi brillanti di un progetto di ricostruzione zavorrato dalla politica. Ma abbiamo fatto male a illuderci. Negli anni i costi del progetto sono schizzati da 2 a 3,2 miliardi di dollari. La data per il completamento è stata spostata, prima di un paio d'anni e poi molto più in là.
Calatrava, deciso a salvare il suo progetto, ha lavorato indefessamente per tenere il budget sotto controllo. E per evitare altre polemiche, l'Autorità portuale di New York ha avvolto il progetto nella segretezza, escludendo di fatto la cittadinanza dalla possibilità di dire la sua. Ma anche per chi ha ormai rinunciato all'idea di veder uscire qualcosa di buono da Ground Zero, la presentazione, sabato all'Istituto spagnolo Regina Sofia, del progetto rivisitato, è stata straziante. Sono state apportate decine di migliorie minori, ma la pirotecnica strutturale rimane sbalorditiva. Soprattutto, l'architetto spagnolo non è ancora riuscito a risolvere il difetto fondamentale del progetto: la palese incongruità tra la stravaganza dell'architettura e la limitata utilità della struttura.
I semi del fallimento del progetto erano presenti fin dal principio. (...)